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Chi ci tutela… dai nostri “tutori”?
Non vi può essere tutela ed autotutela prescindendo dall’organizzazione…
A chi mi chiede un consiglio su come affrontare le problematiche della vita civica, consiglio, certo, di aderire ad una delle numerose associazioni di tutela del consumatore: come ho già affermato in uno dei miei precedenti interventi, alcune di queste fanno parte del “Consiglio nazionale dei consumatori ed utenti” sito presso il Ministero dell’Industria; altre, operano meritevolmente, in vari ambiti socioculturali o su porzioni di territorio nazionale, in modo più spontaneo e senza troppe formalizzazioni.
Possiamo dormire sonni tranquilli, dunque? Non direi, ancora!
Sia perché il peso di tali associazioni è ancora limitato rispetto al gioco di interessi e poteri che sono in grado di condizionare il mercato e la vita socioeconomica del nostro Paese, sia perché sono ancora profonde le lacune in termini di efficienza, trasparenza, democraticità, neutralità politica…

Efficienza. Alcune organizzazioni sono esemplari per monitoraggi, analisi, elaborazioni di politiche sociali… ma poco incisive in termini di soluzioni concrete e mirate, e viceversa. Producono depliant ed articoli, anche contribuendo a stimolare la sensibilità culturale dei cittadini, ma il panorama resta quello delle belle parole… Spesso avviene che il cittadino non si senta pienamente tutelato dall’associazione a cui si rivolge. D’altra parte, il campo dei possibili interventi è talmente vasto che non è ipotizzabile una associazione a competenza universale: anche in questo contesto esistono le specializzazioni.
Trasparenza. Come vengono impiegati i fondi delle associazioni, alcuni dei quali incrementati da contributi della Comunità Europea?
I bilanci sono spesso generici e non corredati dalle note di dettaglio. Non è sempre garantita l’indipendenza dagli sponsor con i quali vengono realizzati progetti di tutela e di informazione al cittadino (enti e società erogatori di servizi… Ferrovie dello Stato, case farmaceutiche, finanziatori occulti….ecc.) Come fidarsi di una associazione, su questioni relative ai farmaci, se poi riceve finanziamenti dalle Case farmaceutiche? Quale posizione può assumere una associazione che realizza progetti ricevendo fondi dalle Ferrovie, quando dovrà prendere posizione su un problema specifico in difesa di utenti dello stesso Ente?
Dato di fatto non trascurabile è che la crisi di sfiducia che già ha investito partiti e sindacati, ora si estende alle stesse associazioni di tutela del consumatore, giudicate, spesso, dai cittadini comuni, poco trasparenti… Analoga opinione è stata espressa alcuni mesi fa dal Ministro Sirchia… E’ ovvio che solo tramite una “vera” indipendenza e trasparenza, è possibile che non si spenga la fiducia dei cittadini verso i propri “tutori” e la speranza di ottenere una “vera” azione di difesa civica.
Eppure, anche i finanziamenti servono, per realizzare i progetti di tutela del consumatore: il problema è come realizzare una vera indipendenza, senza perdere risorse che, alla fine, vengono a vantaggio della cittadinanza.
Democraticità. Purtroppo, alcune associazioni conducono una gestione interna molto verticistica, dove i cittadini hanno una voce limitata e vengono ridotti al ruolo di semplici utenti (anche serviti bene, ma sempre semplici utenti…). Altre, ostentano una vocazione altamente “partecipativa”, i cittadini sono intesi come protagonisti della vita sociopolitica e come livello base per ogni decisione assunta, ma, di fatto, sono disattesi i principi più autentici della democrazia sostanziale e decentrata, e non si va oltre i classici criteri della democrazia rappresentativa formale.
In tal modo si avvalorano decisioni e posizioni ufficiali di tali associazioni, sulla base di una mera “formale” votazione a maggioranza, da parte dei “legittimi” organi eletti “democraticamente” al loro interno (pochi “eletti”), trascurando, d’altra parte, le istanze “sostanziali” della stessa cittadinanza che si vorrebbe rappresentare.
Neutralità politica. Sono troppe le associazioni che, pur dichiarandosi apartitiche e non schierate, di fatto tradiscono connivenze con esponenti o partiti politici, oppure, per congenita e genuina passione ideologica dei loro dirigenti, scivolano verso uno schieramento ben determinato.
Troppe associazioni, oggi, “pendono” politicamente: dirigenti di associazioni che hanno la “politica” nel sangue non sanno discernere gli obiettivi di tutela civica dalle dinamiche prettamente politiche. Ne consegue che viene leso il principio di “trasversalità” e di “libera partecipazione” dell’azione civica.
Gli obiettivi civici e di tutela non sono né di sinistra, né di destra, né di centro: pensate forse che un parco per bambini possa giovare di più agli esponenti di sinistra? O forse l’inquinamento danneggia maggiormente i polmoni dell’elettorato di destra?
Un valore civico più autentico: dialogo con tutti i politici, senza “sposarne” nessuno.

In conclusione, ribadisco, aderite e partecipate ad un associazione di tutela del consumatore, non, però, in modo passivo, con la “testa nel sacco”, ma in modo attivo e da protagonisti, esercitando un controllo su orientamenti, obiettivi, bilanci, sponsor, risultati.
La regola d’oro: non essere dei semplici utenti, ma “cittadini attivi”. Attendo un vostro parere, una vostra esperienza…

Roberto Dosio