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Cittadini ieri, oggi… domani
Oggi si parla molto di cittadinanza, di impegno civico. E’ un valore incarnato nella nostra società o la moda del momento, una forma di comportamento culturale evasivo destinato ad estinguersi?
E’ una sfida la cui conclusione dipende dall’impegno personale di tutti noi, anche di voi lettori del presente articolo.
In passato, con la monarchia, ed anche al presente, là dove ancora sussistono le dittature, si poteva aspirare a divenire “buoni sudditi”; oggi, in Italia ed in altri numerosi Paesi del mondo, con il consolidarsi della democrazia, possiamo assurgere al ruolo di cittadini, e non solo, anche di “cittadini attivi”, ovvero di soggetti che, nell’ambito del territorio in cui risiedono, lavorano, “sudano”, si attivano per migliorare le condizioni di vita decidendo sugli interventi da attuare, in sintesi “partecipano” alla vita civile.
Ma la “partecipazione” non è un fenomeno recente: già risale alla “polis greca”, quando tutti i cittadini si riunivano nella pubblica piazza per discutere e decidere le sorti della vita pubblica.
Io sono tra coloro che sostengono che quello della “polis greca” è forse l’unico esempio di vera democrazia nella storia: oggi, con l’incremento della popolazione e la formazione degli stati nazionali, che risiedono su un territorio particolarmente esteso, si è fatto strada il “principio di rappresentanza”, con l’elezione di rappresentanti dei cittadini nei Parlamenti, ma tale principio non è in grado di soddisfare le istanze sostanziali della democrazia. Chi decide per me, deputato o senatore, manifesta la sua volontà “senza vincolo di mandato”, mediando con la propria opinione, condizionato dal partito di riferimento e da centri di potere più o meno occulti. Spesso non è l’interesse del cittadino che emerge, ma un agglomerato di interessi personali, corporativi, di schieramento…e il cittadino subisce, anche in una democrazia discreta, la risultante di fattori che spesso esulano dalla propria volontà originaria: unico rimedio possibile, la “partecipazione”.
La partecipazione si può esplicare in vari modi: votando ai referendum, scegliendo i candidati da votare durante le elezioni, dopo attenta analisi e informazione, manifestando in incontri e convegni la propria opinione… ed impegnandosi concretamente sul proprio territorio attraverso associazioni organizzate e comitati di quartiere, in poche parole, comportandosi da “cittadini attivi”.
Essere “cittadino” attivo significa non attendere che altri e nemmeno le Istituzioni risolvano un problema, ma verificare l’azione delle Istituzioni stesse promuovendola, allorchè inerte.
Belle parole, ma come fare, come passare dalle buone intenzioni all’azione reale?
Tra le associazioni che si occupano di tutela del consumatore, “CITTADINANZATTIVA”, membro del “Consiglio dei consumatori”, presso il Ministero dell’Industria, conosciuta anche per la rete del Tribunale del Malato, sta promuovendo il principio della partecipazione attiva realizzando la costituzione di “Assemblee di cittadini” sul territorio: i cittadini di una zona, di un quartiere, di una città…si incontrano, discutono e preparano le azioni di sensibilizzazione della gente, ascoltano le segnalazioni, contattano le Istituzioni, propongono la soluzione ai vari problemi, vigilano sulla coerenza di politici ed amministratori esercitando una pressione costante in chiave apartitica, creano reti interprofessionali e gruppi di lavoro per settori di interesse come ambiente, sanità, viabilità….
Sono numerose le associazioni che si ispirano al principio della partecipazione: nata dall’organizzazione G.I.C. FORUM – Collegamento Gruppi di Informazione Civica, la sua espressione parallela G.I.C. Forum Ecclesiae – Gruppi Ecclesiali di Informazione Civica, si sta attivando anche in ambito ecclesiale per stimolare la partecipazione dei cittadini (cristiani) alla vita sociale e civica. Essere buoni cristiani significa operare coniugando Fede e vita, e vita significa non trascurare nulla di quanto accade intorno a noi, l’anziano solo della porta accanto come il problema della strada dissestata che costituisce un pericolo per i motocicli, significa uscire dalla celebrazione eucaristica con i piedi per terra e accorgersi che il marciapiede costituisce una barriera architettonica per carrozzine e portatori di “handicap”, significa pregare per la salute della gente, ma verificare le cause che hanno condotto ad un’alta incidenza di tumori gli abitanti di un determinato palazzo (amianto, elettrosmog, radom, cause bioarchitettoniche?)
Da segnalare il caso della collaborazione tra le due associazioni citate, ovvero gruppi parrocchiali ed interparrocchiali costituiti come G.I.C. (Gruppi di Informazione Civica) locali, che aderendo a Cittadinanzattiva, hanno realizzato assemblee territoriali aperte a tutti, operando anche in chiave di “Comitato di quartiere”.
Passiamo dalle parole ai fatti: essere cittadini attivi, partecipativi, propositivi, realizzare un G.I.C e un’assemblea di cittadini non è difficile e può concretizzarsi attraverso poche linee operative:
1. Creare un primo nucleo di persone sensibili ai problemi del quartiere, che funga da gruppo promotore
2. Far conoscere l’iniziativa “a tappeto”, con volantini nelle buche delle lettere, cartelli affissi sui portoni, avvisi presso Centri anziani, palestre, negozi, nelle parrocchie, nei gruppi…
3. Realizzare una prima assemblea organizzativa e costitutiva da cui scaturisca un Coordinatore, una Segreteria e un elenco di collaboratori secondo le disponibilità di ciascuno e le peculiarità professionali. Molti hanno poco tempo e temono di venire coinvolti in attività troppo impegnative: far intendere che un granellino di collaborazione è meglio di niente; tanti granellini formano una montagna.
4. Raccogliere le segnalazioni della gente e attivarsi subito concretamente, tramite contatti con Istituzioni ed enti interessati dalla problematica.
5. Non perdere mai il contatto con la gente per non ridurre l’iniziativa all’operato di un gruppo, anche impegnato, ma isolato.

Una avvertenza fondamentale, essere apartitici e non schierati, senza fare da sponda ai politici per non perdere il carisma aggregativo e la funzione universale di servizio. Oggi la gente ha perso, giustamente, la fiducia nei politici, che spesso si comportano come parolai opportunisti e corporativi, che combattono battaglie verbali trascurando il vero interesse del cittadino e la realizzazione del bene comune. Essi danno esempio di come il principio di rappresentanza possa anche qualificare come “democrazia” un sistema di governo, ma solo in senso “formale” e non “sostanziale”.
Un cittadino attivo e partecipativo deve essere trasversale nella sua azione, indipendentemente dalle sue idee politiche e del partito che voterà nel segreto dell’urna, un G.I.C. ed una assemblea civica non deve avere secondi fini, né operare opzioni di schieramento, ma dialogare con tutti i politici ed amministratori avvertendoli che si valuterà il loro operato concreto senza pregiudiziali ideologiche: se si chiede una panchina nel parco e la realizzazione di giochi per bambini, l’interesse civico esula dal fatto che Sindaco o Presidente di Circoscrizione siano di centro, di destra o di sinistra.
Sulla linea “fatti, non parole”, vi invito a promuovere un gruppo nella vostra realtà professionale o di quartiere e a collegarvi con chi ha già realizzato l’iniziativa per uno scambio proficuo di esperienze.

Roberto Dosio